Vengo dalla città e ai miei occhi le firme dei coscritti appaiono come un archivio sentimentale che registra il passaggio dei giovani. Da oltre un secolo questo linguaggio rimane un’urgenza primordiale di rivendicare spazio e tempo con dei graffiti, un rito che ancora oggi sopravvive come ponte tra generazioni. 

Tra le cascine e le case dei borghi non rimangono solo dei W con le date di nascita e di leva, talvolta i giovani celebravano i propri idoli o le proprie appartenenze: dai campioni Coppi e Bartali alle invocazioni a Dio, al Re, al Duce o una falce e martello.

Sebbene molte scritte stiano già scomparendo, come quella delle coscritte del 1929 coperta per sempre da una mano di vernice, ho cercato di ascoltare l’eco dei muri, raccogliendo le voci di chi ha affidato la propria esistenza alla pietra per restituirne, tra passato e presente, preziosi frammenti di tempo.