Vengo dalla città e ho sempre visto nelle scritte dei coscritti un linguaggio nato dalla terra, un archivio sentimentale che per oltre un secolo ha registrato il passaggio dei giovani. Era un’urgenza primordiale di rivendicare spazio e tempo, un rito che ancora oggi sopravvive come ponte tra generazioni.
Da Piadena a Casalmaggiore, tra le cascine e le case dei borghi, accanto all’anno della leva, i ragazzi e le ragazze celebravano i propri idoli o le proprie appartenenze: dai campioni come Coppi e Bartali alle invocazioni a Dio, al Re e al Duce, fino a una sbiadita falce e martello.
Sebbene molte scritte siano destinate a svanire, fondendosi con la materia informe, ho cercato di ascoltare l’eco dei muri, raccogliendo le voci di chi ha affidato la propria esistenza alla pietra per restituirne, tra passato e presente, preziosi frammenti di tempo.